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Consapevolmente Social

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I social hanno cambiato completamente il nostro modo di vivere gli spazi, il tempo, le relazioni, la socialità. Grazie ai social possiamo condividere con il mondo intero, in brevissimo tempo, foto, pensieri, emozioni, opinioni.

Tutti, nei modi più diversi, condividiamo continuamente pezzi della nostra vita, trasformando questa modalità comunicativa una forma di condivisione quasi irrinunciabile. 

 

Il  nostro modo di interagire passa attraverso il web e ovviamente , in questo circuito, la nostra immagine diviene il primo biglietto da visita. Ma l’immagine che stiamo condividendo non è sempre reale?

Vogliamo catturare necessariamente il momento perfetto, e a volte “costruirlo” affinché tutti pensino che lo sia,  creando un artificio per dimostrare “al mondo” qualcosa che, al di fuori dell’obiettivo del nostro smartphone, non esiste. A chi non è capitato di improvvisare set fotografici per cibi, selfie, momenti di gioia, creati a regola d’arte affinché si possa postare lo scatto perfetto?

 

Questo ci pone di fronte ad alcune domande fondamentali:

Se il momento era perfetto perché, invece di viverlo e goderne a pieno, abbiamo sentito la necessità di interromperlo per prendere il nostro cellulare? Cosa ci spinge a pubblicare informazioni personali sui social network, e quali bisogni vengono soddisfatti quando scegliamo di condividere pensieri, foto e momenti privati on-line?

 

Porsi le giuste risposte a queste domande è fondamentale. Usare i social in modo consapevole non è così facile, e la loro influenza nelle nostre vite è un  tema fortemente dibattuto, sui quali vengono dati pareri non sempre concordanti.

 

Noi personalmente ci siamo interrogati molto sul ruolo dei social, sull’effetto che esercitano sulla consapevolezza, tanto da dedicarvi un’intera area tematica durante la nostra Campagna digitale “Consapevolmente Donna” 2021/2022, e che ancora oggi portiamo avanti ponendo la nostra osservazione sui costanti fenomeni legati intorno a questa tematica. 

Non si tratta di demonizzare i social, anzi, ne riconosciamo il valore, il potenziale e l’utilità, senza i quali tutto ciò che facciamo costantemente non potrebbe esistere. Riconosciamo però anche tutta una serie di considerazioni che destano preoccupazione per la rilevanza sociale che assumono, tra cui l’ormai diffusissima abitudine, spesso inconsapevole,  di renderli strumenti di chiusura verso il mondo piuttosto che facilitatori delle nostre esistenze.

La differenza, come sempre, sta nell’uso che ne facciamo e di quanto siamo consapevoli di  ciò che stiamo facendo. 

Se la nostra vita assume valore solo attraverso i mezzi social, divenendo  la cartina tornasole con la quale definiamo la nostra vita, se siamo costantemente alla ricerca di cosa postano gli altri perché questo ci permette di  confrontare la nostra vita con quella degli altri, se avvertiamo una sensazione di insoddisfazione o frustrazione/tristezza derivanti dal fatto che attraverso i social ci sentiamo  costantemente desiderosi di un’infinità di cose che ci mancano, questo allora è un problema che abbiamo il dovere di non ignorare. E’ chiaramente un campanello di allarme che ci sta indicando che il nostro uso dei social non è corretto né consapevole e che…abbiamo un problema!

Un altro campanello di allarme importante è riflettere sulla quantità di tempo che trascorriamo sui social. Secondo diversi studi, alcune persone trascorrono ogni giorno sui loro dispositivi moltissimo tempo, spesso senza neppure rendersene conto, fino al punto di creare delle vere e proprie dipendenze patologiche. Questa è una trappola nel quale tutti spesso cadiamo, correndo il pericolo di perdere il senso della realtà e  di costruirne una che esiste solo sulle nostre pagine social. 

 

Sono di recente definizione una serie di nuovi “disturbi” legati proprio all’uso smodato di pc, tablet e cellulari, passando dai social fino a finire alle nuove opportunità di incontri virtuali che vanno sempre più di moda soprattutto fra i giovanissimi.

A tal proposito desta sempre maggiore preoccupazione il fenomeno degli IKIKOMORI, termine giapponese che significa proprio “restare in disparte”, che riguarda specificatamente giovani tra i 14 e i 30 anni, soprattutto maschi, ma che non risparmia le ragazze, tantomeno gli over 40. Di questo parleremo specificatamente in un prossimo articolo, ma ciò che ci interessa per ora sapere è che tale fenomeno  tende a divenire cronico, portando un ritiro totale dalla vita sociale, per periodi molto lunghi e a volte per tutta la vita. E’ chiara l’entità di questo fenomeno per il quale, solo in Italia, si stimano circa 100.000 casi.

Altro fenomeno recente e davvero molto interessante è il FOMO, acronimo di “Fear of missing out” , il quale indica letteralmente la paura di essere tagliati fuori, rientrando nelle nuove forme di  ansia sociale. E’ un disagio sociale che rientra nelle dipendenze tecnologiche e consiste nel timore di venire esclusi o di perdersi qualcosa. Si manifesta spesso attraverso l’incontrollabile necessità di tenere sotto controllo vite altrui, per sopperire alla propria insicurezza, solitudine ed insoddisfazione personale, facendo diventare i nostri dispositivi un prolungamento del nostro “essere”. Anche di questo parleremo poi in modo più approfondito, ma ciò che vogliamo sottolineare ora è che tale fenomeno genera un vero è proprio circolo vizioso che trova terreno fertile soprattutto nei giovani, ma è molto diffuso anche fra gli adulti. Ciò che accade è che, nel pensare che le vite  degli altri siano migliori, si  finisce per concentrarsi solo nell’osservare, sognando e desiderando qualcosa che si potrebbero avere se solo si uscisse fuori a prenderlo.

Vi è poi il FLOW, quel  tunnel nel quale tutti prima o poi, almeno una volta, , ci siamo persi, perdendo anche la  concezione del tempo,  e fermandoci a guardare social e messaggi pensando di sbirciare un secondo per poi accorgersi che è passato un sacco di tempo. Questo è definito “flow”, ovvero “flusso”. E’ una condizione emotiva positiva, studiata e sviluppata dallo psicologo Mihály Csíkszentmihályi, in cui l’individuo è totalmente assorto in un’attività di suo gradimento, al punto da esserne così assorto da dimenticare persino i bisogni fisiologici (come mangiare o andare in bagno).

Se anche tu ti riconosci in questa situazione, se sinceramente e consapevolmente credi che rispecchi qualcosa che accade anche a te, puoi provare a sommare quanti “flussi” al giorno ti distolgono dalla vita reale.

Potresti scoprire che la cosa ti ha un po’ preso la mano.

Di nuovi fenomeni ne abbiamo osservati diversi, e torneremo a parlare di ognuno in modo più approfondito. Per ora ne abbiamo scelto solo  alcuni che ci sembrano interessanti rispetto al ruolo che possono assumere nel minare la nostra consapevolezza. Conoscerli, e in caso ri-conoscersi in alcuni di questi, può renderci maggiormente consapevoli di abitudini che forse non notiamo più o dalle quali potremmo non riuscire più a liberarci.

Non vogliamo creare allarmismi, ma semplicemente sviluppare una consapevolezza social che porti ad un utilizzo corretto e moderato del mondo virtuale, per non diventarne schiavi. Non è facile riconoscersi alcune di queste problematiche ma diventa fondamentale farlo perché enorme è il potere che possono assumere sulla nostra vita, compromettendo la nostra serenità e il nostro benessere.

Si tratta perciò di compiere un’analisi sincera delle proprie abitudini e di un  po’ di buona volontà per adottare piccoli accorgimenti quotidiani che aumenteranno la nostra consapevolezza e ci restituiranno un po’ di tempo per godere della vita reale al di fuori del virtuale.

 

DOTT.SSA LUCIA  MONTALTO

Psicologa, Psicoterapeuta, Specialista in Psicologia della Salute