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Fermiamo la violenza sulle Donne: il primo passo è la Consapevolezza!

Fermiamo la violenza sulle Donne: il primo passo è la Consapevolezza!

-Dati preoccupanti;
-Maggiore Consapevolezza per fermare la violenza di genere;
-Riconoscersi vittima, tra violenza fisica e psicologica;
-Chiedere aiuto, perché è importante e come farlo.
(tempo di lettura:5 minuti)

Il 25 novembre ricorre la Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Questa giornata è stata istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, partendo dall’assunto che la violenza contro le donne è una violazione dei diritti umani.

Negli ultimi decenni si è assistito ad un gran  numero di politiche volte a contrastare la violenza di genere, ma il numero dei femminicidi continua a crescere e gli ultimi episodi di cronaca ci fanno sentire stremati, impauriti e impotenti. Non dobbiamo però permetere che tutto questo ci paralizzi. Al contrario è necessario essere consapevoli di cosa sia la violenza sulle donne, in quali modi può manifestarsi e soprattutto come aiutare o essere aiutati.

La Consapevolezza rispetto a tutto questo è fondamentale, unica  forma di prevenzione possibile guidata da un educazione sentimentale come pedagogia culturale, volta ad accrescere la nostra conoscenza rispetto a ciò che concerne questo argomento. Lottiamo affinché tutte le donne, sin da bambine, sappiano esattamente cosa sia la violenza, come riconoscerla, ma soprattutto come combatterla. Ma vogliamo che anche i bambini ne siano consapevoli, per far sì che crescano ripudiando tutto ciò che è violenza, riconoscendone ogni più piccolo aspetto. Perchè la violenza non sempre è facile da riconoscere. Altre volte è molto difficile denunciarla. Perchè la violenza è un fenomeno subdolo ed estremamente diffuso. E riguarda tutti, uomini e donne.

Le rilevazioni Istat sulla violenza contro le donne hanno mostrato che il fenomeno riguarda prevalentemente l’ambito delle relazioni, ovvero che la violenza avviene in primis da partner o ex partner, parenti, amici, conoscenti, insomma uomini con cui le donne hanno avuto o hanno un rapporto o una qualche relazione. 

I dati  Istat nell’ ultima indagine sulla violenza di genere ci dicono che sono quasi 7 milioni le donne,  tra i 16 e i 70 anni, che hanno subito nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Questo significa che 3 donne su 10 sono state vittima di una forma di violenza.

Sembrerebbe che molti uomini e donne non si rendano relamente conto di cosa significhi “violenza sulle donne”, dando per scontati o addirittura considerando normali comportamenti che sono invece altamente violenti.

Quale ruolo ha in questo la Consapevolezza?

Dati preoccupanti:

Partiamo da qualche dato che riguarda proprio noi italiani, per comprendere quanto la consapevolezza e la conoscenza rispetto a questo argomento possano essere fondamentali.

Questi dati  devono essere compresi e ricordati non solo in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne:

– Il 63% degli stupri è commesso da un partner o un ex partner e ogni 72 ore in Italia una donna viene uccisa da una persona che avrebbe giurato di amarla (Fonte Amnesty International);

– Secondo l’Istat un italiano su quattro pensa che le donne stesse siano colpevoli di istigazione ad atti di violenza, provocando violenze (per lo più di tipo sessuale) con il loro abbigliamento e con il loro comportamento (Fonte Istat);

–  Sempre secondo l’Istat, il 39,3% degli uomini ritiene che le donne che non vogliono avere un rapporto sessuale riescono sempre ad evitarlo se davvero non vogliono, giustificando così lo stupro come situazione in cui la donna ha una possibilità di scelta;

-Molte persone (uomini ma anche donne), sono convinte che la violenza di genere sia espressa solo attraverso omicidi, aggressioni fisiche, stupri e minacce, ma non considerano violenza atti che riguardano la quotidianità: umiliazioni, fenomeni di revenge porn, ricatti emotivi, utilizzo di linguaggio sessista e colpevolizzazioni;

I partner attuali o ex commettono le violenze più gravi. Il 62,7% degli stupri è commesso da un partner attuale o precedente;

-Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner, nel 3,6% da parenti e nel 9,4% da amici. Anche le violenze fisiche (come gli schiaffi, i calci, i pugni e i morsi) sono per la maggior parte opera dei partner o ex. Gli sconosciuti sono autori soprattutto di molestie sessuali (76,8% fra tutte le violenze commesse da sconosciuti);

-Oltre alla violenza fisica o sessuale, le donne con un partner subiscono anche violenza psicologica ed economica, cioè comportamenti di umiliazione, svalorizzazione, controllo ed intimidazione, nonché di privazione o limitazione nell’accesso alle proprie disponibilità economiche o della famiglia;

-Nel 37,8% dei casi la donna ha subìto ferite, nel 36,1% ha temuto per la propria vita;

-A seguito delle ripetute violenze da parte dei partner (attuali o precedenti), più della metà delle vittime soffre di perdita di fiducia ed autostima(52,75%). Tra le conseguenze sono molto frequenti anche ansia, fobia e attacchi di panico (46,8%), disperazione e sensazione di impotenza (46,4%), disturbi del sonno e dell’alimentazione (46,3%), depressione (40,3%), nonché difficoltà a concentrarsi e perdita della memoria (24,9%), dolori ricorrenti nel corpo (21,8%), difficoltà nel gestire i figli (14,8%) e infine autolesionismo o idee di suicidio (12,1%).

Maggiore Consapevolezza per fermare la violenza di genere:

Benchè questi dati siano decisamente allarmanti, mostrando quanta poca consapevolezza ci sia a riguardo, vi sono però importanti segnali di miglioramento che emergono dagli ultimi dati Istat rispetto all’indagine precedente.

E’ stata rilevata una maggiore informazione e una migliore capacità delle donne di prevenire e combattere il fenomeno e di un clima sociale di maggiore condanna della violenza.

Le donne sono più consapevoli: denunciano di più, ne parlano di più e si rivolgono di più ai centri antiviolenza. E’ inoltre cresciuto il numero delle vittime che considerano la violenza un reato e diminuisce il numero di chi la considera qualcosa che è solo accaduto.

Chiedere aiuto, perché è importante e come farlo:

Per tutti questi motivi chiedere aiuto, e farlo il prima possibile, è fondamentale, anche in caso di violenza psicologica. I centri antiviolenza sono prima di tutto luoghi di informazione, in cui ci si può recare  fare una chiacchierata e prendere delle informazioni. Non devono essere visti come luoghi da cui poi partirà obbligatoriamente un percorso psicologico o una consulenza legale. Se non conoscete quale sia il centro antiviolenza più vicino  esiste un numero di telefono, il  1522, Iun servizio pubblico promosso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Pari Opportunità- che dà questo tipo di indicazioni. Il numero, gratuito è attivo 24 h su 24, accoglie con operatrici specializzate le richieste di aiuto e sostegno delle vittime di violenza e stalking

Anche rivolgersi ad uno psicologo può rivelarsi un modo per ricevere supporto e aiuto, aiutandovi anche nell’individuare una netta distinzione fra conflittualità e violenza. La conflittualità è generalemente un contrasto o un fraintendimento dovuto ad esempio a divergenze o a incomprensioni, dove resta comunque una simmetria tra le parti, in cui non c’è prevaricazione; la violenza è invece «qualunque atto di violenza di genere, o la minaccia di tali atti, che produca, o possa produrre danni, sofferenze fisiche, sessuali o psicologiche, coercizione o privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica che privata delle donne» (1993, Dichiarazione delle Nazioni Unite sulla eliminazione della violenza contro le donne) e con ciò si intende, dunque, anche la violenza psicologica o economica, così come lo stalking. 

La consulenza psicologica è un altro modo per essere aiutate, un luogo di apertura in cui la donna, accolta in uno spazio solo suo, può parlarne in un contenitore protetto e protettivo. Uno spazio prezioso che può dare luogo al germogliare della consapevolezza, grazie alla fiducia e all’alleanza che si può creare all’interno del setting psicologico, attribuendo un nome a gesti e sentimenti, dove le responsabilità vengono assegnate a chi le ha, passando attraverso l’esplorazione e il riconoscimento dei propri bisogni, e maturando, in fine, delle scelte consapevoli.

Gli psicologi sono professionisti della salute in grado di accogliere e riconoscere i vissuti,  valutando anche il rischio per la donna ed eventualmente per minori coinvolti, indirizzandola a servizi specifici che affrontino la tematica nella sua complessità, dove è possibile trovare un’assistenza completa sotto tutti i punti di vista, non da ultima, e importantissima, la consulenza legale. Rivolgersi ad uno psicologo  mette nelle condizioni di trovare soluzioni autonome che in questo caso possono essere raggiunte solo a fronte di informazioni che richiedono l’intervento di competenze altre.

Grazie anche alle campagne di sensibilizzazione degli ultimi anni, le giovani generazioni sono più consapevoli rispetto alla violenza di genere, alla violenza fisica e psicologica e allo stalking. Non bisogna mai smettere di esserlo. Dobbiamo sempre essere presenti a noi stesse e non permettere ad un uomo di mettere in discussione il nostro valore. La violenza psicologica non si vede, ma fa altrettanto male della violenza fisica.

Riconoscersi vittima, tra violenza fisica e psicologica:

Quando una donna subisce  violenza fisica subisce sempre anche violenza psicologica.

Molte donne però sono vittime solo di violenza psciologica, e questa spesso è più difficile da riconoscere. Capita spesso che le donne chiedano un primo aiuto proprio per comprendere se quello che stanno vivendo è un maltrattamento o meno. I comportamenti e gli atteggiamenti di chi maltratta possono essere svariati, ma è l’obiettivo che non cambia mai, e cioè quello di controllare la donna.

La violenza psicologica si manifesta sotto forma di svalutazione e denigrazione della donna, fino a quando questa non finisce per credere di non valere nulla come donna, madre, compagna, figlia. Oppure di non essere brava al lavoro, nelle relazioni, nell’intimità. L’arma migliore è l’isolamento, perché non c’è miglior modo di tenere qualcuno accanto che facendogli credere che nessuno le voglia bene al di fuori di lui. E così violenze domestiche, economiche, psicologiche vengono accettate e giustificate come manifestazioni di grande amore. 

Quasi in tutte le storie il movente vincente è la gelosia, quella patologica, che sfocia in  possessività, desiderio di controllo, fino a convincere la donna che sia necessario chiedere il permesso per uscire di casa, vedere un’amica o svolgere un’attività. 

Questa è già violenza, violenza psicologica.

Nelle relazioni in cui si sta bene non si chiede il permesso, ognuno ha i propri spazi e ognuno sceglie per sé ciò che desidera. Quando sentiamo i nostri confini violati, allora significa che qualcosa non va.

Anche se la violenza psicologica non è visibile quanto quella fisica, i suoi effetti sono altrettanto concreti, tangibili, potenzialmente devastanti. Inoltre il maltrattamento psicologico, alla lunga, sfocia quasi sempre in maltrattamento fisico.

Ma la violenza psicologica, proprio perché non la si conosce e non la si vede, rende molte donne non consapevoli di esserne vittime. Si tratta di una lunga e profonda manipolazione, un maltrattamento psicologico appunto, che può causare ansia, attacchi di panico, depressione, paura, insicurezza, perdita di fiducia in se stesse.