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Rinascere con la medicina estetica: Katrina Goodwin

Rinascere con la medicina estetica

 

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Durata di lettura: 9 minuti 

 

Ti è mai capitato di sentirti a terra e di pensare che rinascere con la medicina estetica potesse essere la vera soluzione? 

A Katrina sì, e la sua storia è veramente incredibile. 

Lascia che te la racconti e reggiti forte perché le emozioni ti travolgeranno. 

 

Come ho scoperto la storia di Katrina 

 

Siamo quasi sempre soliti associare gli interventi di chirurgia plastica ad obiettivi legati all’estetica “pura”:  

 “Mi rifaccio il naso perché questa gobba mi appesantisce i lineamenti” 

 “Per i miei 40 anni mi regalo la blefaro, il mio sguardo si merita di recuperare il tono di qualche anno fa!” 

 “Le mie labbra hanno bisogno di acido ialuronico, è l’unico modo per vederle rimpolpate come piace a me!” 

La storia di Katrina Goodwin è differente. Con Katrina, la chirurgia estetica aveva la missione di sistemare un danno veramente profondo, un dolore ineguagliabile. 

Con Katrina, la chirurgia estetica è andata dritta alla sua mente, offrendole una preziosa collaborazione psicologica, un’importante terapia per l’anima. 

Mi hanno parlato di questa storia quasi per caso, citandomi un programma sulla chirurgia estetica che va in onda in televisione; quella segnalazione ha catturato il mio interesse. 

Non conoscevo la storia di Katrina Goodwin quindi ho cercato informazioni su internet: volevo sincerarmi che si trattasse di una storia vera e non (come spesso accade per esigenze di produzione) di un’interpretazione attoriale.  

Katrina è vera, e la sua storia così drammatica, purtroppo, lo è ancora di più. 

 

La vera storia di Katrina  

 

Era il 23 marzo del 2017, nel Maryland (Stati Uniti d’America), rientrando a casa dal lavoro come tutti i giorni, Katrina ha trovato suo marito nella parte esterna dell’ingresso: armato e più che mai accecato dalla voglia di spararle contro. 

“Mi hanno sparato in faccia, e mi hanno colpito in ogni parte del corpo, tranne la gamba destra.” 

Nove colpi di pistola l’hanno raggiunta lasciandola esanime, nel giardino di casa.  

Pensando di averla uccisa, il marito di Katrina ha rivolto la pistola contro sé stesso, togliendosi la vita. 

I vicini di casa avevano già chiamato i soccorsi e Katrina è stata portata immediatamente in ospedale: dovevano salvarle la vita. 

Gli interventi sulle ferite di Katrina sono stati lunghi e molto delicati: quando l’obiettivo è salvare una vita umana, occorre agire immediatamente e la concentrazione dei medici è unicamente mirata alla salvezza. 

Katrina ha riportato ferite ovunque: stomaco, viso, braccia, schiena…. 

I colpi di arma da fuoco hanno solcato il suo corpo lasciandole segni molto profondi ed evidenti. 

Dopo diversi interventi, i medici hanno portato Katrina fuori pericolo, la quale a distanza di alcuni giorni dall’incidente, si è svegliata nella sua camera di ospedale con l’obbligo di affrontare una realtà ancora più devastante di quella che osservava sul suo corpo. 

“Prima di sparare a me, il mio ex marito aveva tolto la vita alle nostre figlie.” 

Katrina racconta di aver dovuto organizzare il funerale delle sue bambine da un letto di ospedale. 

 

Le mie riflessioni sulla storia di Katrina 

 

Per quanto tutto così atroce e surreale, mi sono ritrovato a riflettere: a volte, la vita ci fa affrontare certe situazioni per iniziare da subito, senza darci il tempo di riflettere, a cercare le leve per continuare ad agire (per quanto soli, deboli e schiacciati dalla realtà). 

L’essere umano è una creatura potente, una macchina progettata per compiere atti miracolosi, nutrita di sentimenti ed emozioni utili per trovare (sempre) l’energia che occorre per far fronte a qualsiasi evenienza. 

“Quando mi sono guardata allo specchio, mi sono detta: puoi scegliere di tagliarti fuori dal mondo, oppure puoi scegliere di apprezzare quello che hai ancora.” 

Katrina è stata catapultata in una realtà persino difficile da raccontare ma aver trovato in lei, nella sua storia, il profondo senso della vita, è stato un brivido di incoraggiamento per tutto quello che siamo chiamati ad affrontare. 

“Queste cicatrici sono uno degli ultimi segni da eliminare, per poter guarire del tutto.” 

“Ho ancora la mia vita e ho ancora la mia salute, posso regalarmi un seconda possibilità.” 

Dopo il tragico evento, la vita di Katrina è inesorabilmente andata avanti. 

 

Chirurgia estetica: un’alleata per Katrina 

 

Leggendo tra gli articoli che la riguardano, emerge una donna che ha avuto l’incredibile coraggio di scegliere, una mamma che ha evidentemente trovato un nuovo motivo per andare avanti ma per farlo, ha scelto di affrontare, o per meglio dire, di eliminare, i segni che lo specchio le riproponeva ogni giorno. 

“Finalmente sento il coraggio di voler eliminare del tutto, i segni della tristezza che mi porto dentro.” 

È proprio in questa importante “seconda fase” della sua vita che in modo concreto, la chirurgia plastica è diventata sua alleata. 

 

 

 I suoi interventi di chirurgia plastica 

 

Katrina ha infatti scelto di rivolgersi ad una clinica specializzata in interventi di ricostruzione plastica, con l’obiettivo di tornare a vivere una nuova vita, con l’intento di ridurre quei messaggi così forti che, attraverso il suo riflesso sullo specchio, le impedivano di innescare la marcia giusta. 

Katrina ha subìto interventi chirurgici su tutto il corpo per rimuovere le ferite da arma da fuoco, le cicatrici e il tatuaggio del suo ex marito. 

Le è stata fatta un’addominoplastica Fleur-De-Lis per nascondere l’enorme incisione direttamente sul suo stomaco, un intervento che l’ha anche aiutata a dare alla sua silhouette una figura più a clessidra e a rimuovere le smagliature dalle sue gravidanze.  

Sono state tagliate e suturate chirurgicamente le cicatrici sulla gamba, sul fianco e sulle braccia per nascondere i segni e, infine, hanno cancellato con il laser il nome del suo ex marito che aveva tatuato sul braccio. 

“Non [vedo] più il mio ex marito. Mi guardo e mi sorrido”. 

“Mi sentivo deformata prima del mio intervento chirurgico e ora mi sento umana. Mi coprivo da così tanto tempo…ora non devo più farlo”. 

“Le seconde possibilità esistono”. 

In uno stralcio, ho trovato anche queste sue parole rivolte ai medici che l’hanno seguita: 

“Avete cambiato la mia vita. Grazie a voi sorrido dentro e fuori. Siete state la mia benedizione. Dio benedica il vostro bel cuore, il vostro spirito gentile e le vostre parole gentili.” 

 

 

Chirurgia plastica: missione e gratitudine 

 

È proprio in questa ultima dichiarazione che il brivido è tornato: la consapevolezza di avere scelto una vita da chirurgo plastico, la devozione e la dedizione per una missione di vita che fa del mio lavoro, una missione meravigliosa. 

Il rapporto che come chirurgo plastico ho l’opportunità di instaurare con i miei pazienti, al di là delle differenti motivazioni che li portano da me, è una sorta di bolla empatica che, ogni giorno, ho il dovere, e l’onore, di rispettare, perché è proprio questa consapevolezza che fa della mia vita un viaggio di infinite possibilità di evoluzione umana. 

Scelgo di concludere questo impegnativo racconto, con il messaggio di Katrina più determinante: 

“Ora sono pronta.” 

Katrina Goodwin 

Brava Katrina, e grazie per aver dimostrato al mondo la tua incredibile forza interiore, sei un esempio da non dimenticare mai. 

 

Credit to: 

 

IG: @empress.trina 

www.nbcwashington.com 

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